BRAVO ANDREA FANTINI  MISSIONE COMPIUTA! Il navigatore italiano a bordo di Enel Green Power è arrivato a Point-a-Pitre, concludendo al 31° posto su 53 partenti della Class 40, la sua prima transatlantica in solitario nella Route du Rhum del quarantennale. Ha percorso 4746 miglia alla media di 7,07 nodi.

Le sue prime parole. “La priorità era arrivare, sono iper-contento, non era facile, ed era la mia prima volta.” Ecco perchè possiamo essergli grati per aver mostrato il volto umanissimo del velista oceanico .Missione compiuta per Andrea Fantini: tagliato quel fatidico traguardo a Point-a-Pitre, lo stesso di Francis Joyon, Francois Gabart e Loick Peyron. Loro sono macchine da guerra, corazzate per divorare gli oceani. Andrea è il volto umano, umanissimo, del velista al cospetto dell’oceano. Che in mezzo a tanta escalation, a tanto urlare, a tanto correre e volare e sfidare le burrasche, propone semplicemente se stesso, il suo modo di navigare e rispettare il grande mare, la sua umiltà e sincerità.Fantini con Enel Green Power è arrivato a Point-a-Pitre, concludendo al 31° posto su 53 partenti della Class 40, la sua prima transatlantica in solitario nella Route du Rhum del quarantennale. Il tempo complessivo di 27 giorni, 22 ore, 40 minuti e 28 secondi, tiene conto anche della sosta a Lorient di oltre 6 giorni, scelta tecnica per evitare la parte più violenta delle depressioni a inizio gara. Ha percorso 4746 miglia alla media di 7,07 nodi. E’ arrivato 11 giorni dopo il primo, ma togliendo la settimana di stop il ritardo si riduce a circa cinque. E non è tanto, considerando che Magalè Enel Green Power è una gloriosa vecchietta ancora arzilla e ben tenuta, ma è uno dei Class 40 più anziani in circolazione.Al netto delle burrasche, insomma, l’esordiente (per l’oceano in solitario) Fantini se l’è cavata più che egregiamente. Con in più, come detto, il valore aggiunto che ha messo nella partita: trasparenza, sincerità, anche nei silenzi, non è stato certo tra i navigatori più prolifici di messaggi, selfie o video. Ma ha detto la verità: che ha grande rispetto per chi ha rischiato con coraggio nelle tempeste, ma lui ha scelto di seguire la propria priorità: arrivare dall’altra parte.In questi tempi di fake, bufale e ridondanze verbali e social, poteva tirar fuori chissà che storia, invece ha raccontato la sua verità. Chapeau, questa è la sua vittoria. E infatti può dire di aver chiuso un cerchio, il suo progetto era la Rhum e finisce qui, con la missione compiuta. Del domani v’è certezza: questi valori del marinaio e dell’uomo, l’esperienza fatta e sicuramente un po’ di maturità e consapevolezza in più.LE PRIME PAROLE DI ANDREA FANTINI – “Intensa, emozionante. E’ stata la mia prima Route du Rhum Destination Guadeloupe. Il mio obiettivo primario era di arrivare, di completare la regata, e non è stato facile, viste le condizioni meteo dei primi giorni. Ho preso la decisione di fermarmi in un porto. Ho molta ammirazione per chi ha continuato perchè hanno avuto coraggio a prendersi dei rischi. Ora sono iper-contento di essere arrivato alla fine, e non è facile per un italiano.“E’ un po’ la fine del mio progetto, perchè non so come andranno le cose in seguito. E’ stato un impegno enorme mettere in piedi una tale sfida, e convincere una impresa italiana a supportarla. Vorrei continuare, su una barca più potente e performante. Il giro dell’isola di Guadalupa alla fine è stata la parte più dura della regata.”

Fonte Saily